SABATO e DOMENICA 2-3 GIUGNO.
Io e gli altri stagisti siamo partiti per il viaggio alla scoperta degli angoli piú remoti dell´Islanda del nord alle 10 di sabato mattina.
Sei persone, 5 nazioni rappresentate: Italia, Romania, Polonia, Germania e Spagna.
Sei persone su un vecchio Isuzu Trooper, una jeep che beve gasolio come fosse acqua ma che diventa indispensabile per gli sterrati lungo il percorso.
Due giorni di discorsi, risate e battute e perfino barzellette, in inglese.
Turni di un'ora a testa alla guida. Dopo ogni ora le coppie cambiavano posto in modo che tutti potessero viaggiare davanti, in mezzo o dietro e sperimentare tutti e tre i gradi di comoditá.
Durante i turni di riposo, nel dormiveglia sul sedile posteriore, sono arrivato addirittura a sognare in inglese.
Poco fuori Reykjavik la prima sorpresa: il TUNNEL.
Il Tunnel é una galleria sottomarina che accorcia la strada di circa 60 km evitando un lungo e tortuoso percorso per il perimetro del fiordo Hvalfjordur.
L'effetto é molto strano: le pareti del tunnel sono rocciose e sembra una grotta. E' piuttosto stretto e se si pensa che i 6 km di strada vengono percorsi sotto il fondale marino la sensazione non é proprio delle migliori!
Il viaggio verso nord é molto diverso da quello nel sud dell'isola.
Il paesaggio é prevalentemente montuoso e le strade, piú curve, seguono il profilo dei fiordi. Il viaggio sembra non finire mai.
Rispetto al sud, le fattorie lungo la strada sono molto piú rare e si attraversano decine di km senza incontrare segni di vita.
Anche gli animali sono sempre piú rari e ad eccezione di qualche uccello pecora o cavallo, gli unici esseri viventi su quelle terre siamo noi.
Le montagne diventano sempre piú alte e sempre piú innevate, la strada si arrampica e poi scende ed offre una vista sulle montagne a picco sul mare da togliere il fiato.
Dopo un tempo lungo ed indefinito arriviamo ad Akureyri, la capitale del nord.
La cittá si trova in fondo ad un fiordo, quindi circondata da montagne molto alte, ospita 18 mila abitanti e molti pini.
La prima sensazione provata é di forte isolamento. Isolamento estremo.
Dista 390 km da Reykjavik. 390 km di montagne campagne e pecore ed é l'unico "grande" centro della zona.
I pochi abitanti vivono lontano da tutto e le imponenti montagne che fanno ombra sulla cittá amplificano l'effetto. Siamo ai confini della terra.
Attraversiamo la via principale del paese dove troviamo alcuni negozi e due grossi Troll sul marciapiede. Le foto insieme a loro sono inevitabili.
Lungo un' ombrosa strada del centro, una strada in salita, troviamo un' esibizione live di un gruppo rock locale.
Il pubblico é seduto a terra su poltrone antiche buttate a caso lungo la strada, cuscini e coperte.
Una distesa disordinata di scarpe spaiate completa questo quadretto surreale. Ci fermiamo ad ascoltare qualche minuto e, dopo una cena a base di zuppa, ripartiamo verso est in direzione del lago Myvatn.
Qualche tempo dopo arriviamo al lago. La zona é diventata vulcanica.
Troviamo una sistemazione in un bungalow e siccome non é ancora il momento per dormire (sono le 9 e il sole é alto) andiamo ad esplorare la zona circostante dalla quale si alzano tante colonne di vapore.
Saliamo in cima ad un cratere, attraversiamo una zona di rocce laviche che creano delle sculture naturali fino ad arrivare ad una grotta molto interessante.
Un cartello all'ingresso della grotta invita a non entrare dicendo testualmente: "ci sono stati alcuni crolli all'interno e di sicuro non sará l'ultima volta"
In un primo momento non ci osiamo ad entrare ma non resistiamo appena vediamo un lago sotterraneo, dentro la grotta, da cui si alza del vapore caldo.
Una piscina naturale a circa 47-48 gradi!
Ormai dobbiamo provare e affidandoci alla buona sorte, indossiamo il costume. scendiamo nella grotta e ci concediamo un bagno in quell'acqua vulcanica.
Il giorno dopo siamo nel deserto:
ad est del lago si estende un deserto rosso e una pianura sulfurea con pozze di fango grigio come catrame che ribolle.
Un'altro grande cratere con un lago all'interno e poi rotta verso le magnifiche cascate di Dettifoss e Selfoss.
Non c'e niente da fare, sembra di essere sbarcati nel giurassico. Sembra di vedere dinosauri e creature preistoriche in questo paesaggio roccioso, tra le pietre squadrare, fratture nella roccia e profondi precipizi.
Chissá in quale pianeta siamo sbarcati..
Nonostante sia un luogo fantastico ed incredibile, é talmente lontano dalle classiche rotte turistiche, che gli unici a godere di questo spettacolo siamo solo noi e pochi altri.
L'ultima tappa prima di tornare verso sud é l'impronunciabile la penisola di Tjorneshreppur dove, secondo la nostra mappa, dovremmo avvistare i famosi uccellini islandesi: le pulcinelle di mare, in inglese "Puffin"
30 o 40 km su un sentiero sabbioso tra piccoli arbusti che fanno tanto savana. In questo viaggio verso nord, poche volte ho avuto la sensazione di essere in Islanda, la terra del ghiaccio.
Arrivati a destinazione, di puffin neanche l'ombra.
"Carlos, vai a chiedere a quei signori laggiú se sanno dove possiamo vedere i Puffin.."
Carlos, armato di cartina, si avvicina ai due turisti chiedendo: "Scusate, sapete mica dove possiamo vedere i Muffin?"
Noi da lontano non tratteniamo le risate, mentre quei due lo guardano perplessi e aspettano qualche secondo prima di rispondere, trattendendosi dal dirgli: "prova a cercare in un bar!"..
"Magari puffin volevi dire?"
"Si si, Muffin - Puffin...la stessa cosa, quelli!"
"Ah no, i Puffin non sono qui. Li potete trovare nei fiordi dell'ovest o nelle isole Vestmann.. mi dispiace..."
Dev'essere una leggenda la presenza dei Puffin perché ovunque io sia stato, le persone sul posto mi dicevano che sarei dovuto andare altrove per poterli vedere!
Senza puffin, ci rimettiamo in macchina ed arriviamo ad Husavik, una villaggio di pescatori, capitale nazionale dell'avvistamento delle balene.
Isolamento estremo anche qui. Tante barche e pescherecci e alcune locande che serveno pesce.
Mangiamo qualcosa e ci rimettiamo in viaggio verso casa, dove arriviamo 7 ore piú tardi, stanchi e provati ma finalmente di nuovo in mezzo alla civiltá.
Il nostro Isuzu Trooper 3.0
Rotta verso Nord
Concerto per strada ad Akureyri
Sole delle 23.30
Sculture di lava
Cratere Hverfjall
Deserto sulfureo
Fanghi bollenti
Cratere Víti
"Arte Islandese"
(wc e doccia realmente funzionanti)
Cascata Dettifoss in "jurassic park"
Cascata Selfoss
Un Puffin (che non abbiamo visto)










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