Sono poco più delle nove quando scendo a fare colazione.
Preparo il caffè con la caffettiera portata dall'Italia e il profumo che invade la cucina mi sa già di casa.
Infilo una tuta comoda, una giacca a vento, un paio di grosse cuffie ed esco a fare due passi.
E' stupendo camminare in una città in gran parte sconosciuta, nella tranquillità della domenica mattina, con il fresco e la musica.
Ancora più bello è camminare senza nessuna meta particolare, senza orari o altri impegni. Camminare e basta, verso ciò che mi incuriosisce di più in quell'attimo.
Sono quindi sceso per Hringbraut, la strada che da casa mia passa per l'università, la stazione degli autobus, l'aeroporto e prosegue verso est fino ai confini della città.
Un vento leggero mi accompagnava soffiando da dietro, rendendo più facile la camminata.
Alla mia sinistra appare il lago Tjornin con i cigni e le anatre, oltre il quale su una bassa collinetta si adagiano tante piccole case colorate, sorvegliate dall'imponente chiesa in architettura moderna che a seconda della luce può apparire grigia o bianca abbagliante.
Anche se mi trovo su un'arteria importante a scorrimento veloce, tutto è progettato affinchè si possa camminare o andare in bici agevolmente: i marciapiedi sono ampi separati con delle recinzioni dalle corsie, ci sono attraversamenti sopraelevati o sotterranei e dove non lo sono, un semaforo col pulsante funziona alla perfezione. Quando si prenota l'attraversamento, il semaforo diventa verde in pochi secondi, un suono intermittente invita a passare.
Il tutto dura una decina di secondi, giusto il tempo di passare da un lato all'altro, dopodichè il semaforo torna rosso e le macchine ripartono.
Ho notato che è così un po' dappertutto a Reykjavik. Anche dove sembra di trovarsi in mezzo ad un'autostrada, con quattro corsie per senso di marcia, c'è sempre il grande marciapiede per i pedoni e le biciclette, i ponti e i sottopassaggi.
Dopo qualche chilometro arrivo allo stadio del Valur, la seconda squadra di calcio del paese (per numero di scudetti vinti) e mi fermo per qualche momento a visitare l'impianto, il Vodafonevollurin!
E' tutto aperto, non ci sono recinzioni, entro in campo lo percorro in lungo e in largo, non ci sono le righe segnate e nemmeno le porte montate, il campionato inizierà a maggio. Sento il profumo dell'erba bagnata, fantastico!
Salgo sulle tribune, questo stadio con un pienone non supera le 3mila presenze!
Alle spalle del campo si erge una collina coperta di abeti sulla cui sommità c'è il Perlan.
Il Perlan è una grande cisterna di acqua calda che ospita all'ultimo piano, sotto una grande cupola di vetro, un ristorante esclusivo che offre una vista completa e panoramica sulla città.
Lascio il Vodafonevollurin e mi sposto verso un campetto in erba sintetica adiacente che con ogni probabilità è la sede degli allenamenti del Valur.
Tanti bambini biondissimi si stanno allenando e dietro di loro il gruppo dei papà chiacchiera e ride. I bambini stanno calciando in porta, sorridono, gridano, tutto ha l'aria di una festa mentre il cielo sta diventando sempre più azzurro e la luce del sole fra brillare quei capelli chiarissimi mossi dal vento.
Alla fine dell'allenamento mi fermo un attimo a parlare con il ragazzo che li stava allenando, chiedo se conosce qualche posto per poter giocare, magari una squadra, e mi dice che potrei inserirmi nella loro squadra che gioca in serie D, mi lascia il numero dell'allenatore, un certo Thor e mi saluta.
L'ultima tappa della mia camminata è naturalmente l'aeroporto. E' poco distante dal campo e ci arrivo in un attimo.
Mentre mi sto avvicinando, uno di quegli aerei ad elica della Air Iceland che ogni giorno fa la spola tra Reykjavik ed Akureyri (la capitale del nord) atterra dolcemente sulla pista e poco dopo ne arriva un'altro da Egilsstadir (la città soleggiata dell'est, capitale degli elfi e della pulcinella di mare).
Ogni giorno da qui partono i piccoli aerei diretti in queste città, che non superano i 18 mila abitanti (Akureyri) e i 2300 (Egilsstadir) e mi continuo a chiedere come sia possibile avere fino a 5-6 voli al giorno per queste destinazioni!
Cosa giustifica ad esempio i due voli giornalieri per Isafjordur, città con meno di 3000 abitanti distante da qui circa 250km in linea d'aria (457 su strada)??
Ammetto che però tutto questo ha un grande fascino e vedere i Fokker ad elica alzarsi in volo inghiottiti dai nuvoloni neri è molto suggestivo.
Una o due volte a settimana partono anche degli aerei diretti in Groenlandia ed Isole Far Oer, evidentemente la domanda per queste destinazioni non è così alta, meglio andare ad Isafjordur! (Mah!)
Perso in questi ragionamenti entro nel piccolo ma affollatissimo terminal dell'aeroporto.
Tutto si svolge in un'unica sala: check in, imbarchi, arrivo e ritiro bagagli! Non esiste neanche il controllo con la polizia e i metal detector. Non ci sono pullmini che portano verso gli aerei, semplicemente si esce dal gate e si sale la scaletta dell'aereo parcheggiato pochi metri più in la.
Mentre mi allontano, vedo la pioggia che sta arrivando, è a 200 metri in linea d'aria da me.
Ho imparato a capire quando sta arrivando la pioggia, si vede una specie di nebbia che si muove veloce e in pochi minuti ti raggiunge con raffiche di vento e non ti lascia scampo!
Come se nulla fosse, tiro su il cappuccio, alzo il volume della musica e innaffiato dalla pioggia mi incammino verso casa.
Il VodafoneVollurin
L'allenamento
Il Perlan
Aeroporo di Reykjavik, volo in partenza per Akureyri
Check-in
camminando...













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