lunedì 11 giugno 2012

Sulle orme di Jules Verne. Scalata notturna sullo Snæfellsjökull

Non sono mai stato un amante della montagna e tantomeno delle scalate.

Quando, circa un mese fa, in azienda organizzavano l'escursione allo Snæfellsjökull, ho accettato di partecipare piú per curiositá che per passione.
Del resto se non provo e non vedo piú cose possibili che ci sto a fare qui?

Lo Snæfellsjökull é un vulcano non altissimo, solo 1448 m, che si trova all'estremitá occidentate della penisola dello Snæfellsness.

Piccola parentesi:  a dispetto delle apparenze, i nomi sopracitati sono tutt'altro che difficili da imparare! Basti sapere che in Islandese, nella stragrande maggioranza dei casi, i luoghi geografici prendono il nome della descrizione naturale del luogo.


"Snæ" significa NEVE


"Fells" significa COLLINA o ALTURA


"Jökull" significa GHIACCIAO


"Ness" significa PENISOLA


Facilmente quindi, Snæfellsjökull significa "GHICCIAO SULLA COLLINA DI NEVE"


e "Snæfellsness" significa "PENISOLA DELLE COLLINE DI NEVE"




La stessa cittá di Reykjavik significa Baia Fumosa (per via dell'attivitá geotermica della zona)


Reykja = fumo


Vik= baia


Altro che Cervino, Adamello o Gran Paradiso, qui con i nomi non si sforzano! E gli esempi potrebbero continuare all'infinito...






Penisola SNÆFELLSNESS con il Ghiacciaio all'estremo occidentale.





Ad aggiungere poesia all'escursione ci ha pensato Jules Verne.   Il vulcano che avremmo scalato era lo stesso da cui i protagonisti di "Viaggio al centro della terra" partirono per la loro avventura.
Avremmo seguito quindi le orme del Professor Lindebrock, arrampicandoci fino al cratere e, anziché calarci dentro, saremmo ancora saliti per qualche metro raggiungendo la vetta.

Non potevo immaginare niente di tutto quello che avrei visto e fatto quella notte.


Per iniziare, siamo partiti da Reykjavik alle 8 di sera. 10 persone, tutti dipendenti dell'azienda. Eythor era il capo spedizione, lui, grande scalatore e membro della squadra di soccorso di non so quale corpo.

E' stato proprio lui a prestarmi tutto il necessario tra abbigliamento e attrezzi, dal momento che io avevo solo degli scaproncini da montagna che per me rappresentavano giá tanto!

Quando dico "tutto il necessario" intendo proprio TUTTO: pantaloni e giubbotto impermeabili, guanti di lana, zaino da montagna, imbragatura con moschettoni, ramponi e piccone,

Alla vista di tutta quell'attrezzatura non sapevo cosa aspettarmi, chissá quale arrampicata e poi il piccone...come si usa?
Ho deciso di non pensare a niente e di seguire loro. Mi sono affidato completamente e mi sono solo preoccupato di godermi l'esperienza imitando quello che facevano, con un pizzico di incoscienza.

Il pullmino noleggiato da Throstur, diretto verso nord , é arrivato ai piedi della montagna due ore e mezza piú tardi percorrendo gli ultimi sette km su un sentiero stretto, sterrato e talmente estremo che neanche le giostre...

Salite discese e curve a gomito su una mulattiera. Il benvenuto del vulcano.

Abbiamo iniziato la scalata intorno alle 11 di sera, luce come se fosse pomeriggio.

Il mio abbigliamento grigio mi faceva somigliare ad un soldato delle truppe da assalto, mi sentivo eccessivo per quell'occasione. Poche ore piú tardi scoprivo che il mio equipaggiamento era tutt'altro che eccessivo.

Il primo tratto era poco piú che una passeggiata, con neve all'altezza delle caviglie, poca pendenza e tratto piacevole con una bellissima vista.

La prima tappa a mezzanotte e mezza. Raggiunto il dorso dell'altura lo sguardo si perdeva verso nord dove il sole grande e rosso sfilava sopra l'orizzonte.

Tutto intorno luce dorata, rossa e aracione. Il mare sotto di noi brillava e le poche nuvole all'orizzionte lasciavano esibire il sole in tutto il suo spettacolo tenendosi a debita distanza.

Verso est la dorsale della Snæfellsness si esteneva con le sue vette innevate come un possente muscolo sul braccio della penisola.

Dopo aver consumato due tramezzini e mezzo litro d'acqua, Eythor ha tirato fuori dallo zaino una corda e ha iniziato a sistemarci in due file. Ho indossato l'imbragatura e, con il moschettone, mi sono allacciato, mettendomi in terza posizione.

Prima di ripartire ha chiesto a tutti di prendere il piccone e imitare quello che faceva lui ovvero cadere, piantare il manico sulla neve e restare immobili.

Questa era la procedura da adottare nel caso fosse successo qualcosa ad un componente della linea. Se tutti gli altri avessero agito nel modo da lui indicato, tutta la linea sarebbe stata ancorata e il malcapitato si sarebbe salvato da morte certa!

L'effetto di quella spiegazione é stato lo stesso di quando le hostess sull'aereo spiegano le procedure d'emergenza con mascherina e salvagente: sai che non succederá, ma appena finiscono, un occhio al salvagente sotto al sedile lo butti.
Mi sono lasciato cadere piantando il manico sulla neve. Tutto ok, il movimento era giusto.

Al grido di: Dritti alla vetta! la fila si é messa in movimento, da quel momento l'avventura é diventata estrema.

La nebbia e le nuvole in pochi minuti hanno avvolto tutto, riuscivo a malapena a vedere il compagno davanti a me, la neve adesso arrivava al ginocchio rendendo la camminata sempre piú faticosa.
Non so quante ore ho camminato in quella nebbia.
Pensavo solo a mettere i piedi nelle impronte di chi mi precedeva, limitando la fatica. Era come salire una scala con gradini infiniti.

Tanti pensieri mi hanno attraversato la mente durante quelle ore. In quei momenti la mente si estranea e vola via lasciando il corpo a movimenti automatici: un passo e poi un altro e un altro ancora..chissá per quanto.

In mano sempre il piccone pronto all'emergenza e alla cintura il moschettone legato alla corda che qualche volta si tendeva se chi mi precedeva allungava il passo.

La mia mente volava in Italia in quel momento:  i ragazzi finivano la scuola, la gente partiva per il mare, gli alberi si riempivano di ciliege mentre io, a migliaia di km a nord avevo la neve al ginocchio e davanti a me una salita di cui non vedevo la fine.

Anche se il sole era tramontato poco dopo la nostra ripartenza, la luce rimaneva. Che ore saranno?
Non potevo immaginare da quante ore stavamo camminando. La salita con il suo andamento ipnotico e la notte che non arrivava mai avevano annullato il fattore tempo.

Siamo arrivati in cima quando il sole stava per risorgere dopo una breve sosta dietro l'orizzonte.

Le nuvole intorno a noi scorrevano veloci intervallando schiarite in cui potevamo scorgere il picco vero e proprio. A pochi metri da noi, il bordo del cratere: Non sporgerti troppo, é ripido e molto profondo.

"Se vai li dentro esci a Stromboli!" scherza un collega.  "Non é ancora ora!" dico io.


Lo spettacolo é incredibile, l'alba che ci sorprende sparge una luce surreale e la neve, le nuvole e la vetta sembrano davvero elementi di un luogo uscito dalla fantasia di un libro.

Sono le 3 e mezza, sta albeggiando e io mi trovo in cima ad un vulcano dove le leggende contemporanee individuano la base di alcuni alieni e luogo secondo gli esoterici  di convergenza di linee di energia.

In quel momento, in cui la maggior parte delle persone si trova nel letto viaggiando tra i sogni, io sto sognando da sveglio.

L'ultimo sforzo é salire in cima al cucuzzolo coperto di neve. Ormai non sto pensando piú a niente, sto sognando e allora sono capace di tutto.

Aggancio i ramponi alle scarpe, seguo gli altri e inizio ad arrampicarmi su una parete con pendenza elevata per 60 metri di altezza.
Gli ultimi metri li percorro in un tratto sottile, stretto tra la parete e il precipizio.

Rivolgo lo sguardo verso il basso un paio di volte, giusto il tempo per chiudere gli occhi, iniziare a tremare e riprendere a salire.

Arrivato in cima l'adrenalina é talmente forte che inizio a tremare e ridere..ridere e tremare. Ho il sole davanti a me e la luna alla mia destra.
Non posso ancora crederci. Vedo chi é rimasto alla base del cucuzzolo, due puntini nella neve. Siamo in alto, nel punto piú alto di tutti.
Come nei disegni dei bambini, lo scalatore in piedi sulla punta della montagna, cosí sono io in quel momento.
Mi godo la vista mozzafiato continuando a ridere  Come faró a scendere?!


Dopo qualche minuto vissuto in bilico su un precipizio, osservando dall'alto l'immenso cratere,  Eythor pianta due picconi a fondo nel ghiaccio, lega le corde intorno e assicura ognuno di noi ad un nodo scorsoio legato da un capo alla corda principale e dall'altro al nostro moschettone.

Parto senza pensarci troppo. Vertigini!

Mi aggrappo con tutta la forza che ho alla corda principale e piantando il manico del mio piccone alla parete di ghiaccio scendo piano piano dalla vetta.
Arrivo tremando al secondo tratto meno ripido che riesco a scendere in piedi senza sedermi.

E´ora di tornare alla base, il gruppo si rimette in viaggio scendendo a velocitá piú sostenuta.

La neve mi riempie gli scarponi e costringo la fila a fermarsi tre volte per svuotarli e cambiare le calze.

Arriviamo al pullmino che il sole é giá alto. Manca poco alle 6 del mattino.

La soddisfazione é enorme per aver portato a termine la mia prima scalata! Qualcosa che non avrei mai immaginato esserne capace.
Realizzo che ho camminato sei ore. Sette ore da quando abbiamo lasciato il pullmino. Sette ore che sarebbero potute essere due dieci o quindici. Sette ore in cui il tempo si é fermato.


A farmi tornare alla realtá ci pensa Throstur che ha portato un barbecue da campeggio e tutto l'occorrente per preparare gli hamburger in grande stile: carne, panini, bacon, salse, pomodori, insalata...

Mi risveglio dal sogno con un succoso hamburger ed una birra fresca mentre guardo la vetta lontana e l'orologio segna le sei di mattina.

Alle 9 rientro nella mia casa di Reykjavik dove il letto mi accoglie per regalarmi sogni di sicuro meno vividi di quello da cui mi sono appena svegliato.




                                         In testa per tutta la scalata...

















    PARTENZA








    LA DORSALE MONTUOSA DI SNÆFELLSNESS

    TRAMONTO DELLE 00.30





    PROVE DI CADUTA





    PREPARAZIONE DELLA LINEA






    ARRIVO





   ULTIMO SFORZO











    ON THE TOP


 
 

    SULLA VETTA





    DISCESA














    SUL BORDO DEL CRATERE






    COLAZIONE
























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